Versione A: Alle 8,30 di sera sopra Milano c’è un cielo quasi nostalgico, preludio di una serata autunnale e ovattata. Un manto sta per avvolgere tutto nella sua malinconia, ma non lo fa forse perché attende di mostrare i suoi lati più disinibiti di una serata che sta per decollare, e mentre il navigatore satellitare della mia decappottabile fa qualche strana bizza, accosto e chiedo ad un signore le indicazioni di via Montegrappa. Oltremodo educato si sofferma spiegandomi come evitare le insidie del traffico nella zona. Infine ripete il tutto per poter memorizzare meglio. Ringrazio e saluto. Si sta per avvicinare un altro milanese per fornire informazioni, è l’ex sindaco Albertini pronto a spiegarmi tutta la cartografia del quartiere e l’arredo urbano da lui fatto inserire nel piano di recupero. Lo ringrazio e lui mi implora di lasciagli un mio biglietto da visita, così gli lascio un piccolo presente in banconote. La serata si preannuncia particolare e meravigliosa. Via Montegrappa fa parte della Milano Storica che mostra le caratteristiche viuzze vicino alla tecnologica e modernissima stazione Garibaldi. Trovo parcheggio all’istante a pochi metri dalle evocative luci che stanno di fronte. C’è movimento al Luminal.
Versione B: Alle 8,30 di sera c’è una puzzolenta cappa di smog pronta a stramazzare su Milano. Non lo fa perché aspetta momenti più bastardi, tipo la mattina quando sta per iniziare la giornata. La cartina si è inzuppata con il succo all’albicocca chiuso male nello zainetto. Inchiodo e chiedo a un tipo dov’è via Montegrappa. Mi manda a cagare nella direzione sbagliata. Prima a voce, e poi con un gesto preciso. Nel frattempo un tossico tira un calcio alla mia Fiat Duna, e mi grida di buttarla che è ora!!! La serata si preannuncia di Merda. Parto prima che qualcuno si accorga che vengo da un'altra provincia. Via Montegrappa è incastrata (male) dietro la stazione Garibaldi in un crocicchio di vie da far impazzire un Minotauro. Ci arrivo per disperazione dopo sei giri dell’isolato con gli occhi pallati a leggere tutte le vie. Riesco a incastrare l’auto rigando la portiera contro un platano e una panda. La pozzanghera intorno al mio piede appesa sceso è illuminata poco. C’è movimento nel mio calzino sinistro a seicento metri dal Luminal.
Versione A: il Luminal da fuori evoca atmosfere moderne e famigliari al tempo stesso. Tecnologico e retrò. Dietro le grandi vetrate fumè, una serie di tavolini di tendenza ospitano amici che chiacchierano amabilmente tra loro. La barista guarda i convenuti, pronta ad esaudire ogni richiesta della sala a pian terreno, ma poi come entro di colpo lascia il bancone per correre da me e chiedermi: Ma lei non è Animadoppia?” “Così si dice in rete!” aggiungo io. Dietro il suo sguardo ammirato salgo la gigantesca scalinata centrale sopra un tappeto rosso e subito quattro hostess norvegesi in guepiere hanno già pronto il mio pass personale. “Non ne ho bisogno, grazie” “Ma certo…” fanno in coro sorridenti. Tre buttafuori di colore si inchinano. Oltrepasso e l’atmosfera si accende.
Versione B: il Luminal da fuori sembra un postribolo di lusso per transessuali e cocainomani. Appena entro sembra invece solo un bordello di periferia, solo che è tutto nero. Vetri affumicate, tavolini neri, sedie nere, quadri neri, scala nera e barista nera (nel senso dell’umore). Come entro mi guarda pensando “questo è qui per quella mischia di festa tra segaioli tecnologici, che c’è di sopra!”. Semino il suo sguardo e salgo la scala. La musica aumenta e due slavate da dietro un baldacchino nero mi chiedono: “Nick?” e io:“Animadoppia”. Dopo una breve consultazione, una delle due: “Non c’è!” “Ma come? impossibile… ho un bellissimo blog… beh… forse qui non mi conosce nessuno.. ma sono iscritto a Splinder… davvero!!… e poi (lampo di genio).. sono amico del barista!” “E chi se ne frega!” fanno in coro. “Entro un attimo a vedere se c’è un mio amico!” e lascio i documenti a quella più ermetica. Oltrepasso e inciampo addosso ad un buttafuori di colore che mi rialza con un dito rilanciandomi nella sala.
Versione A: Naturalmente il clima è seducente. Il buffet è a dir poco spettacolare. Decine di ripiani in stile essenzial-etnico espongono saporiti assaggi di pasta fredda, cubetti di formaggi a badilate, ostriche in abbondanza e succulente bacinelle ripiene di frutta esotica tagliata ad arte. Una cascata di gamberetti staziona di fianco ad una piccola piscina dove galleggiano ninfee che sorreggono tramezzini all’aragosta. Sul tavolo principale una modella e un modello, completamente nudi, sono cosparsi di caviale che gli avventori talvolta afferrano strofinandoci sopra il pane, talvolta leccando i modelli. I maitre e i camerieri svolazzano tra i convenuti. Lancio uno sguardo alle hostess che si materializzano infilandomi venti freedrinks nel taschino. Ordino Mojito per venti e il capo Barista mi chiede: “A che temperatura?”. “Zero assoluto,” dico io. E lui: “Lei si che se ne intende!”
Versione B: Naturalmente non c’è un cazzo da mangiare! Sei vassoietti con arachidi salatissime, un barattolo di sottaceti con muffa sui bordi ( si vedono pezzi gia smangiati o mezzi tronchi che galleggiano), due bacinelle con settanta patatine del novanta (c’è lo stemma dei campionati del mondo), e due culi di salame già terminato dagli unni. Due anziani bloggers si sono portati la schiscetta con cotoletta e ragù, e mentre il burrafuori sta per proporgli una Milano da bere, un cameriere gli ritira la schiscetta dicendo che fa parte dei bagni. Al bancone estraggo il pass e il barista si palesa solo dopo mezz’ora con aria distante: “ah… è per un chinotto”. “Si”, dico io. “Non so se ne abbiamo ancora di quella roba lì…”, poi lancia un sguardo al vice pachistano e quello si abbassa recuperando una lattina con un dito di polvere sopra. Il pachistano commenta: “Fortunato Sei, è Ultima!”
Versione A: I tre creatori di Splinder sono incredibilmente alla mano, e nonostante questa realtà tecnologica sia un fenomeno unico in Italia, loro non se la tirano per niente. Uno di loro, Bakis, è sardo. Parlo con loro del fenomeno Blog e del futuro della rete e della comunicazione tramite queste piattaforme che in alcuni paesi esteri hanno un successo ancora più grande. Tutti e tre uniti in questa incredibile avventura, è la prima festa che si concedono dopo quattro anni di impegno. C’è anche il fotografo ufficiale che immortala le ragazze più disinibite. Intorno si vedono alcuni rappresentanti del gruppo Dada che chiacchierano disinvoltamente con altri bloggers. Ora insieme a quelli del gruppo Dada, e a me, i protagonisti possono concedersi questa splendida serata. C’è anche il figlio di Bill Gates e due altissimi funzionari del Cern di Ginevra. Molti ragazzi e ragazze bloggers sono di origine sarda. Tutti molto disponibili. Mi regalano freedrinks in quantità e io non so come fare per ringraziarli. Non mi trattengo molto perché vengono circondati da giovani bloggirls che desiderano stringere loro la mano per questa nuova frontiera comunicativa. Due bloggirls adulte si strusciano eroticamente contro uno dei protagonisti della serata, e in una profusione di strofinamenti la musica cambia, e tutti cominciamo a ballare, chiacchierare e ridere. Nella festa il fotografo si ferma a colloquiare con una bloggirl.
Versione A: I tre creatori di Splinder sembrano la banda bassotti. Il colpo tecnologico più grosso non è Splinder ma qualcosa che tengono perfettamente nascosto nei loro sorrisi di convenienza. Mi intrufolo e parlo con loro per capire cosa stanno progettando, ma per farmi allontanare mi regalano un freedrinks per un chinotto. Intorno stazionano alcuni loschi individui avvolti nei mantelli sotto i quali si vedono spuntare inequivocabili canne. C’è anche un mafioso di primo grado e due energumeni stile Jack Lo Squartatore. Ci sono sardi ovunque. Bandiere sarde, mirto casalingo sui tavoli, pecorino sardo a tocchi su pezzi di Carrasau e Pistoccu, e nel privee si intravede qualche pecora che bruca una pianta di alloro dell’arredo. Seduto dietro di loro c’è un tipo con un tabarro e macchina fotografica che le guarda voglioso. Deve essere il fotografo o il pastore del gregge. La banda bassotti (mentre mastica gomma al sapore di “bottarga ), viene assediata da fanciulle più o meno giovani, tutte assatanate. Due di queste sulla quarantina sono in preda al ballo di san Vito in versione casa di appuntamento. Quando parte una cantilena dalle casse acustiche, una decina di nani balzano fuori da ogni dove, e con un girotondo etilico prendono tutti a testate nelle ginocchia o ancora nel dove peggio per gli uomini. I non sardi si rifugiano sulle gradinate o dietro il bancone. Nel casino il pastore sardo (con macchina fotografica) si fa una pecora.
Versione A: Tutti parlano con me, tutti vogliono vedermi e anche toccarmi per capire se sono vero. Le ore passano e cominciò a stufarmi di questa popolarità, allora cerco la toilette. Un atmosfera particolare mi avvolge nel corridoio pre-bagno. Pochi punti luce modulano una continuità di scelte stilistiche d’arredo, nella quale elementi noir di design ricercato e ottimamente selezionato, negoziano un avvolgente effetto cromatico. Sono quasi imbarazzato nel dover urinare. Lo faccio ma sentendomi un po’ uno stupratore. Esco. Le hostess in guepiere dovendo lavorare ad un sfilata domattina, distribuiscono i doni e mi regalano un pc portatile firmato Dada, un telefono satellitare della Apple a forma di matita, un corredo di dodici magliette firmate e una carta di credito per la principale libreria tecnologica del principato di Monaco.
Versione B: Mi guardo intorno per un ora, ma nessuno mi caga. Con la faccia come il culo butto qualche frase a sconosciuti. Mi liquidano in tre secondi perché non conoscono il mio blog. Il chinotto comincia a fare effetto e allora cerco il cesso. Buio totale. Sbaglio e finisco davanti alla porta della cucina dalla quale salta fuori un Boliviano incazzato che indica dietro di me. L’odore è giusto. Nei bagni serve il radar o si piscia per terra. Due bidoni-lavabo eruttano acqua. Di fronte c’è un cesso nero con porta nera, piastrelle nere e water nero. Impossibile pisciarci giusto. Mi tengo la vescica gonfia ed esco. Le due slavate dell’entrata, dovendo lavorare stanotte alla panetteria di fronte, regalano a tutti un adesivo-ricordo. Li finiscono prima di me.
Versione A: Sono le 24 passate e il Luminal si trasforma. Entrano dodici modelle mulatte con tre guardie del corpo grossi come distributori di Cocacola. Io, il Bakis e Ocrampal, che si stava parlando sulle scale del più e del meno con il figlio di Bill Gates a riguardo delle future scene tecnologiche del MIT, ci blocchiamo di netto e smarchiamo Gates Junior con la scusa del gabinetto. Il Bakis invita una americana, molto di classe. Un superbo esemplare. E’ una ventenne, perversa, con un sorriso da cinema. Ocrampal adocchia una mulatta con due cosce lunghe come la tangenziale Est, io invece, per doveroso rispetto ai festeggiati mi accontento di arpionare una biondona in stile vikingo-sadomaso. Come ci muoviamo si scatenano su di noi i distributori di Cocacola. In due nanosecondi Ocrampal estrae un telefonino dal quale fa apparire un ologramma con una versione in 3D del nuovo blog che la Nasa sta pensando per i suoi astronauti in orbita, e i distributori si inchinano esterrefatti in adorazione. Dal nulla compaiono le sei hostess dei pass, in guepiere. Prima gettano decine di freedrinks in aria, poi si rotolano per terra davanti a noi in una scena lesbo-terital. Con le modelle balliamo avvinghiati per tre ore e quando le accompagnamo ai tavolini ci svengono tra le braccia.
Versione B: La mezzanotte è passata e il Luminal sembra un cimitero di morti viventi, barcollanti per l’alcool. Entrano quattro trans con il pacco sotto la gonna, due papponi e qualcosa di più piccolo dietro. Io, il Bakis176 e Ocrampal671 (due della banda bassotti), che sulle scale si stava parlando dei negroni sbagliati fatti dal fulminato barista ci restiamo mezzi secchi e tentiamo una fuga tecnica. Bakis176 con la scusa della musica dance viene trattenuto da un ex pugile rossettato, Ocrampal671 da un palafreniere in minigonna, e io da una/uno che sembra mio zio ma con la fiatella tipo le fogne di Calcutta in agosto. Mentre ognuno tenta un disperato divincolo arrivano i papponi che ci bloccano e in un istante sostituiscono i trans con i così piccoli che stavano dietro. Sono delle nane del circo Medrano. Due con un apparecchio ai denti e la terza con la gobba e i baffi. Si attaccano a polpacci e cosce. Parte il walzer “del moscerino”. Riusciamo a divincolarci dopo quaranta minuti perchè la nana gobba stringendo le chiappe di Ocrampal671 fa partire una sirena a 700 decibel della suoneria del cellulare, che spiazza tutti. Dopo aver gettato i freedrinks come riscatto, rotoliamo con un tuffo doloroso dietro il bancone svenendo subito dopo.
Versione A: Alcuni PC portatili ultraleggeri galleggiano nell’aria mostrando una connessione WI-FI UltraSuperMax e proiettando immagini dei ringraziamenti di fine serata sulla cupola del Luminal. Saluto i pochi rimasti ed esco. Serata indimenticabile.
Versione B: Alcuni camerieri tirano dei calci ai sacchi della spazzatura cercando di lanciarli verso l’alto dove il Luminal sembra una voliera per uccelli. Cerco di non farmi vedere ed esco. Serata indimenticabile.
P.s Ognuna delle due versioni (A e B) della prima mondiale di Splindernight è quella vera.